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Hegel, Georg Wilhelm Friedrich di Girotti


Hegel, Georg Wilhelm Friedrich di Armando Girotti


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Corso perfezionamento in
Metodologia dell'insegnamento filosofico 1999


VITA
Nel 1840 l'Associazione degli amici dello scomparso (si tratta di Hegel) incaricò Karl Rosenkranz, tardo seguace del maestro (lo conobbe solo nel 1829), di stendere una biografia attraverso documenti in loro possesso. Ne uscì una Vita di Hegel, pubblicata nel 1844 (tr. it. Remo Bodei, Vallecchi, Firenze 1966), che dipinge il filosofo così come lo avevano visto i suoi contemporanei e che ci serve per trarre notizie anche singolari.
Hegel nasce a Stoccarda nel 1770, il 27 agosto, da una famiglia di semplici origini; dal padre, impiegato dell'amministrazione ducale, forse derivò quella attenzione per la minuzia che manifesterà anche nel suo pensiero filosofico. Iniziò gli studi storici e letterari ma senza grande onore, tanto che i suoi coetanei lo ricordano come un giovane che pensava più al divertimento che allo studio; era gioviale, prendeva parte ad allegri festini in cui si sacrificava a Bacco; non combinò niente neppure in teologia, lesse un po' di Kant e Rousseau trascorrendo il tempo a giocare a tarocchi; grande piacere provò nella lettura del libro di Giobbe a causa del suo sregolato linguaggio naturalistico. Nessuno dei suoi compagni intravvedeva in lui alcunché di geniale, ma un avvenimento trasformò il suo atteggiamento, una bocciatura. Divenne chiuso e cominciò a lavorare con enorme sforzo; per settimane intere passò la notte sul sofà e i suoi coetanei svevi rimasero stupefatti quando egli più tardi divenne famoso; non se lo sarebbero mai aspettato, ma Hegel sentiva di dover dire qualcosa; ci provò nel 1788 con uno schizzo sulla storia dei Turchi, che però rimase incompiuta. Ai corsi di teologia nell'università di Tubinga, frequentando amici come Hölderlin e Schelling, inizia un fecondo percorso culturale che lo porta a stendere una serie di saggi teologici, rimasti inediti sino al 1907, gli Scritti teologici giovanili di Hegel (Hegels theologische Jugendschriften, ed. H. Nohl, Tubinga). Vi si sente un interesse per l'antichità che giudica positivamente, anzi emerge il contrasto con la sua epoca che giudica negativamente; nell'antichità, infatti, c'era un'armonia che dava fondamento alla libertà e alla felicità dell'uomo che non sentiva il desiderio di protendersi verso l'ultraterreno; nel mondo del suo tempo, al contrario, la mancanza di libertà e di felicità spingeva l'uomo verso una dimensione ultraterrena. Le religioni, poi, in competizione tra loro, sono ‘false' cercando di obbligare con leggi e dogmi che non convincono; solo nel recupero della ‘religiosità naturale' il credente ritroverà l'armonia. Il punto centrale di queste opere giovanili sta nella distinzione tra fede e religione; con la prima l'uomo si annulla nel divino, con la seconda si riappropria della vita in quanto frammento del divenire universale; chi incarna la fede è il popolo ebraico, chi rappresenta il secondo polo è il popolo greco. Tra i due estremi si pone il cristianesimo che riconcilia uomo e Dio attraverso l'amore che unifica sentimento e ragione
Nel 1793, una volta portati a termine gli studi, per poter vivere accetta l'incarico di precettore privato a Berna prima, poi a Francoforte nel 1797. In questo periodo, senza abbandonare l'interesse per il dibattito religioso (scrive la Vita di Gesù, –1795- Das Leben Jesu, Harmonie der Evangelien, nach eigener Uebersetzung, dove la figura di Cristo viene a perdere ogni significato ultraterreno acquistando una dimensione storica), esamina anche gli eventi e le circostanze che portarono alla Rivoluzione francese, ponendosi a giudice dei risvolti sociali e politici che ne nacquero. A Francoforte entra in contatto con la concezione del circolo culturale Athenaeum sulla validità del ‘con-filosofare', cioè del confronto dialettico tra posizioni di pensiero differenti contro l'assunzione di un ‘sistema' come frutto della mente di un pensatore isolato. Questa posizione lo porterà ad affermare che solo il ‘pensare dialettico' può condurre ad uno sviluppo culturale, quello stesso che si trova nell'individuo singolo quando accetta questa lotta di negativo-positivo. In fondo ogni dato che si presenta all'uomo è sempre frutto di una negazione: esso nega qualcosa che già esisteva e che è dovuto, per così dire, morire per lasciar posto al nuovo nato; ma anch'esso morirà per dar vita ad un ulteriore sviluppo: la contraddizione è nei fatti. Questo schema di ragionamento, anche se verrà ulteriormente rifinito, questo modello di razionalità accompagnerà tutta la produzione filosofica di Hegel. Alla morte del padre abbandona l'attività di precettore in quanto l'eredità gli permette di vivere in modo decoroso e si trasferisce a Jena chiamato da Schelling, professore in quella università; qui si abilita all'insegnamento universitario con la dissertazione De orbitis planetarum e sostituisce Fichte sulla sua cattedra. In questo periodo jenense, dal 1801 al 1807, pubblica la Differenza fra i sistemi filosofici di Fichte e di Schelling (Differenz des Fichteschen und Schellingschen Systems der Philosophie, Tubinga 1801 in «Kritisches Journal del Philosophie»), mettendo in risalto come il primo filosofo si sia fermato ad un Io chiuso in se stesso mentre il secondo abbia risolto la contrapposizione tra coscienza ed essere, riuscendo a conciliare gli opposti (appare già qui il modello di razionalità più su considerato). Schelling apprezzò l'opera tanto da invitarlo a fondare il «Giornale critico della filosofia». Hegel continua a produrre appunti che non pubblica e che costituiranno la Logica di Jena (Jenenser Logik) e la Filosofia del reale di Jena (Jenenser Realphilosophie), scritti apparsi postumi nei quali compare ancora la ‘dialettica' tra poli contrapposti e che mettono in risalto la distanza tra la filosofia di Aristotele e quella di Hegel; da una parte la ‘logica dell'identità' dall'altra la ‘logica della contraddizione'. Ogni concetto astratto, fisso, immutabile, così come l'ha dipinto la logica aristotelica, non ha significato se non entra in relazione col suo contrapposto; ma addirittura i due, per evitare l'immobilismo a cui sarebbero condotti se considerati astrattamente, devono entrare in conflitto se vogliono generare un prodotto che sia la sintesi dei due. La dialettica diviene così l'anima della realtà.
Sempre in questo periodo jenense Hegel abbozza la sua Filosofia dello spirito (prima nel 1803 poi nel 1805), ma l'opera che lo consacra agli occhi del mondo accademico è la Fenomenologia dello spirito interrotta a causa dell'occupazione francese di Jena e poi portata a termine nel 1807 con una seconda parte decisamente disomogenea rispetto alla prima.
A Bamberga per sbarcare il lunario deve accettare un lavoro di redazione presso il quotidiano locale Bamberger Zeitung, ma, divenuto preside al liceo di Norimberga, vi si sposta e si sposa con Marie von Tuecher, da cui avrà due figli (1811). Accetta anche di insegnare filosofia in quel liceo e, spinto dalla solita scrupolosità, raccoglie gli appunti delle sue lezioni in una Propedeutica filosofica (Propädeutik trad. it. G. Radetti 1951), interessante in quanto vi si trova la sintesi della prima parte della Fenomenologia (Hegel adatta il proprio pensiero agli studenti per farlo divenire più accessibile) e l'abbozzo della futura Enciclopedia. È un periodo fecondo quello di Norimberga che vede la pubblicazione di una prima Scienza della logica.
Il suo pensiero si sta formando ormai in modo chiaro e quando presso l'università di Heidelberg, dove viene chiamato su una cattedra di filosofia, trova un pubblico attento e preparato, allora si entusiasma e produce l'opera più complessa, quella che i suoi discepoli chiameranno la “Bibbia dell'heghelismo”; si tratta della Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio nella quale sistematizza in un pensiero organico e omogeneo tutto ciò che era venuto pubblicando. Questo gli produce fama tanto da venir chiamato sulla cattedra di Fichte all'università di Berlino e il suo pensiero da questo momento farà tendenza. Come aveva fatto con le lezioni al liceo di Norimberga così fa con le nuove lezioni accademiche; gli appunti raccolti dopo la sua morte daranno origine al suo testamento spirituale che corona tutto il sistema, alla Filosofia della storia, la cui prefazione scritta di pugno da Hegel mostra come fosse intenzione del filosofo dar corso alla sua pubblicazione dopo aver dato alle stampe nel 1821 i Lineamenti di filosofia del diritto. La morte lo coglie nel 1831 a Berlino e gli vengono tributate onoranze funebri eccezionali; dopo la morte, a cura di alcuni studenti, presero corpo gli appunti delle sue lezioni sotto i raggruppamenti di Estetica (1835-1838; trad. it. 1963), di Lezioni sulla storia della filosofia (1833-1836; trad. it. 1930-1945), di Lezioni sulla filosofia della religione (1832; trad. it. 1974-1983), di Lezioni sulla filosofia della storia (1837; trad. it. 1941-1963).
LA CHIAVE DI LETTURA
Per comprendere Hegel è necessario tener presenti due punti fondamentali, l'importanza del tutto come sintesi delle parti (l'individuale ha senso solo se viene rapportato al tutto); la dialetticità del reale (ogni singolo per realizzare il programma che ha dentro di sé - di realizzare il tutto – deve annientare se stesso) per cui la progressione avviene nel contrasto così rappresentabile: vita individuale -tesi-, morte del singolo -antitesi-, vita del tutto -sintesi- dove la sintesi sorge da un processo di ‘doppia negazione', nel senso che essa nasce dall'autonegazione dell'antitesi che, a sua volta, era l'autonegazione della tesi. Lo si capisce meglio con un esempio tratto dalla Fenomenologia dello Spirito: Il boccio dispare nella fioritura, e si potrebbe dire che quello vien con-futato da questa; similmente, all'apparire del frutto, il fiore vien dichiarato una falsa esistenza della pianta, e il frutto subentra al posto del fiore come sua verità. Tali forme non solo si distinguono; ma ciascuna di esse dilegua anche sotto la spinta dell'altra, perché esse sono reciprocamente incompatibili. Ma in pari tem¬po la loro fluida natura ne fa momenti dell'unità orga¬nica, nella quale esse non solo non si respingono, ma sono anzi necessarie l'una non meno dell'altra; e que¬sta eguale necessità costituisce ora la vita dell'intiero. E più oltre: Il vero è l'intero […] che si compie attraverso il suo sviluppo. Bisogna dire dell'Assoluto che esso è essenzialmente risultato.
Qui compare la chiave di lettura di Hegel: da una parte le forme particolari (boccio, fiore, frutto) non possono essere considerate isolatamente, ma devono essere viste nel tutto (nella pianta), come una circolarità senza fine dove i singoli individui hanno valore in quanto ognuno si rapporta con ciò che lo precede e con ciò che lo segue (la loro fluida natura ne fa momenti dell'unità organica) e dove ogni singola realtà, presa isolatamente, è falsa esistenza del tutto; dall'altra l'intero è un divenire la cui anima è la contraddizione; senza di essa non c'è movimento, non c'è vita; infatti la vita del boccio (tesi) deve accettare la sua morte (antitesi) per dar vita al fiore (sintesi); solo la processualità legata al tutto (pianta) fa apparire necessarie le singole parti, ponendole in relazione tra di loro in vista della realizzazione del tutto. I due punti salienti che emergono dalla breve citazione (l'importanza del tutto da una parte e la dialetticità dall'altra) sono la chiave di lettura del modello di razionalità hegeliano a cui sottoporre ogni altra affermazione filosofica di Hegel.
In effetti se ci si chiedesse qual è il valore del singolo la risposta sarebbe necessariamente che il singolo ha vita in funzione del tutto; e se questa affermazione la si portasse all'interno del pensiero politico-sociale che cosa ne risulterebbe? Che ogni cittadino è un funzionario che assolve ad un compito assegnatogli dallo Stato. Ecco che quella chiave di lettura ci permette di comprendere il pensiero politico di Hegel, così come ci permette di cogliere appieno ogni piega della sua filosofia.
IL PENSIERO
Accanto ai due punti fondamentali suaccennati ora conviene associarne un terzo, la circolarità che permette al dato di ritornare su se stesso (ci si riferisca pure alla pianta dell'esempio hegeliano, alle stagioni e agli anni che passano e al ritorno della pianta nel nuovo anno sempre più adulta, anche se sarà bene poi fare un salto e andare a quanto avviene nell'ambito della nostra conoscenza che è sempre un ritornare sul conosciuto per ampliare le comprensioni); questo sviluppo non è lineare come in Fichte, ma circolare per cui la progressione è sempre un andare avanti e un rifarsi all'indietro, al principio che l'ha originata. Questo comporta una difficoltà nella spiegazione della filosofia di Hegel in quanto ogni cominciamento è anche un risultato, come ogni risultato è un nuovo cominciamento che avrà compimento solo quando saranno scoperte le supreme ragioni del tutto, quando si sarà arrivati alla comprensione dell'Assoluto. Potremmo dire che ogni sintesi diventa nuova tesi a cui si contrapporrà un'altra antitesi per un ricongiungimento in una nuova sintesi, e così via.
Per capire il cosiddetto ‘sistema' di Hegel fissiamo l'attenzione su un esempio: tutti sappiamo che un oggetto lasciato libero nell'aria segue la legge della gravitazione universale, cioè K[(M1*M2)/d2]. Ma questa legge regolava gli accadimenti ancor prima che Newton la scoprisse e all'origine potremmo dire, parafrasando Hegel, esisteva nella mente di Dio. Prima della creazione era un'idea che ancora non si poteva concretizzare, mancando gli oggetti su cui potersi applicare (era cioè un'idea astratta, un'Idea in sé). Dopo la creazione questa idea è uscita dalla cosiddetta sua perfezione (così l'avrebbe definita Platone collocandola nel suo iperuranio) per applicarsi sulle cose, estraniandosi da sé verso un altro diverso da sé (Idea fuori di sé). Ma questa legge, estraniata, è colta dall'uomo il quale, riconducendola nel campo della ragione, la fa ritornare nella spiritualità iniziale (Idea che ritorna in sé) maggiorata però dal fatto che essa si è espressa nella esteriorità naturale. Questa tripartizione (Hegel segue sempre uno schema triadico) è scandita in questo modo: la Logica rappresenta l'Idea in sé e per sé, la Filosofia della natura l'Idea fuori di sé, la Filosofia dello Spirito l'Idea che ritorna in sé.
La Logica è scienza dell'Idea in quanto elemento astratto del pensiero (quasi fosse il pensiero stesso analizzato nelle relazioni che sono ancora nella mente di Dio prima della creazione). Questo pensiero potremmo identificarlo con la ragione che, pur essendo una, racchiude in sé molteplici categorie che daranno vita alle varie forme della realtà; è una razionalità che si imprime nella realtà e che quindi, per questo verso, non è diversa da lei (tutto ciò che è razionale è reale).
Nella Filosofia della natura la molteplice accidentalità dei fenomeni (studiati nella meccanica, fisica, organica) trova unità grazie all'idea che li regola e che dà loro compiutezza.
Nella Filosofia dello Spirito finalmente compare lo spirito come “la vivente unità del vario in opposizione al vario come sua figurazione”; cioè da una parte esso è la razionalità implicita negli accadimenti (tutto ciò che è reale è razionale), dall'altra è attività razionale dell'uomo che unifica la molteplicità. La vita dello Spirito inizia con l'individuo (spirito soggettivo), continua nell'incontro del soggetto con gli altri, nella società (spirito oggettivo), si conclude nella comprensione che lo spirito ha di sé come ragione (spirito assoluto). Con la filosofia si conclude il sistema di Hegel, ma non si conclude il viaggio dello spirito che, ritornando su di sé, ad un altro livello, continua il suo cammino con l'analisi del processo storico dell'uomo, dei fatti e delle idee che hanno contraddistinto i fatti, rinvenendovi una sostanziale unità; infatti le idee (la filosofia) hanno mosso i fatti (la storia) e i fatti sono la manifestazione dell'idea; in definitiva da qualsiasi parte si guardi al passato si scopre che la storia della filosofia è l'altra faccia della filosofia della storia.
Due concetti problematici emergono dal testamento spirituale di Hegel affidato alla Filosofia della storia e sono, il concetto di provvidenza razionale che regola e guida i fatti storici e lo scopo della storia, cioè se essa abbia o no un fine. Proprio il primo punto divise i seguaci di Hegel; alcuni, soprattutto Rosenkranz, appartenente alla ‘destra hegeliana', lo interpretarono alla luce del protestantesimo in senso trascendente, come ordine che Dio vuole realizzare tramite la storia; da altri fu interpretato come una specie di ragione immanente nel mondo per la quale le azioni umane acquistano maggior efficacia di quanto non abbiano già nelle intenzionalità individuali. Sul secondo punto, sullo scopo della storia, il problema è se la meta si realizzi o no; se si ammette la realizzazione allora la storia finisce, altrimenti continua all'infinito. Per restare aderenti al pensiero hegeliano la critica non ammette una fine della storia, anzi il processo continuerà come se fosse una spirale che si allarga sempre più.
DESTRA E SINISTRA
Con la morte di Hegel i contrasti sopiti dalla presenza del filosofo emergono in tutta la loro virulenza tanto da dare origine a due scuole, la “destra” e la “sinistra” hegeliana. Della prima faranno parte i fedelissimi, i cosiddetti ‘vecchi hegeliani', che già avevano avuto la consacrazione da Hegel vivente; della seconda faranno parte i cosiddetti ‘giovani'.
Una prima avvisaglia si era già avuta con la nascita della cosiddetta scuola hegeliana (1816-1831) presso l'università di Heidelberg; i contrasti restarono allora sopiti, data l'autorevole presenza del maestro. I discepoli preferiti, il cui massimo esponente Hermann F. W. Hinrichs (1794-1861) dopo la morte di Hegel introdurrà ufficialmente l'hegelismo all'università di Halle, costituiranno la futura «destra hegeliana» . Costui era talmente prediletto da far sì che Hegel gli abbia scritto la prefazione del suo volume La religione nei suoi rapporti con la scienza (1822), in cui si sostiene la possibilità di conciliazione tra ragione e fede, tra filosofia e religione, in quanto gli oggetti coincidono. Il contrasto vero nasce dopo la morte di Hegel con la pubblicazione de La nuova immortalità (1833) di Friedrich Richter in cui si sostiene che nel pensiero hegeliano nessuna anima individuale può essere considerata immortale. La posizione viene accolta dalla sinistra e respinta dalla destra che conta tra le sue fila anche Kasimir Conradi (1784-1849), Christian Hermann Weisse (1801-1866) e Karl Friedrich Göschel (1781-1861); costoro confermano la possibilità di conciliazione tra hegelismo e verità di fede cristiana difendendo contemporaneamente l'immortalità dell'anima (Göschel nel suo saggio Aforismi sul Non-sapere e sul Sapere assoluto del 1829 trova che una giustificazione razionale alle verità di fede sia reperibile solo nella teologia hegeliana per la cui dimostrazione cercherà addirittura di presentare «tre prove» dell'immortalità).
Un secondo scontro avviene con la pubblicazione (1835) della Vita di Gesù di David Friedrich Strauss (1808-1874). Vi si sostiene che il Gesù del racconto evangelico non è «storia», ma «mito»; quel Cristo era atteso ed è quindi la risposta di un popolo ad un bisogno reale; tutto è racconto fantastico, non un'idea metafisica né discorso razionale, perciò c'è una differenza sostanziale tra religione e filosofia, la prima si fonda sul mito, la seconda sulla razionalità, pur negli identici contenuti che trattano quella identica unità di finito e infinito e di uomo-Dio incarnato. Il massimo del contrasto avviene nell'analisi del rapporto tra cristianesimo ed hegelismo; mentre il primo concepisce l'incarnazione avvenuta una sola volta, il secondo considera l'incarnazione del divino nell'umano come evento continuo nel processo storico; per questo fatto il dualismo tra mondo divino e mondo umano propugnato dal cristianesimo non è inseribile nell'hegelismo.
Ai primi difensori della “destra” contro l'opera di Strauss si uniscono in un secondo tempo anche Georg Andreas Gabler (1786-1853) e Julius Schaller (1807-1868), i quali sostengono l'autenticità storica dei vangeli, riconfermando la conciliabilità tra cristianesimo e dottrina hegeliana. In questa discussione una posizione alquanto particolare è quella di Bruno Bauer (1809-1882) che da giovane si riconosce nella ‘destra' fondando la «Rivista di teologia speculativa» con l'intento di diffondere l'orientamento del gruppo, ma poco dopo muta partito professando apertamente l'ateismo. Strass intanto non demorde e pubblica La fede cristiana nel suo sviluppo e nella lotta con la scienza moderna mentre Bauer, ora accasatosi nella sinistra, gli risponde con La critica dell'evangelo di Giovanni e La critica degli evangeli sinottici.
Quando il contrasto si sposta dal piano religioso a quello politico la destra sosterrà lo stato prussiano in quanto realizzazione del pensiero politico hegeliano, la sinistra, soprattutto con Arnold Ruge (1802-1880), andrà oltre affermando che, secondo la legge dialettica di Hegel, ogni punto d'arrivo deve essere negato e quindi anche lo stato prussiano dovrà soccombere. Di questo gruppo fanno parte anche Feuerbach e Marx; è il periodo in cui i cosiddetti ‘giovani hegeliani', come si definivano i seguaci della sinistra, cercano una nuova via filosofica che, includendo la dialettica come chiave di lettura della realtà, li porterà a riconsiderare il pensiero del maestro rovesciandolo. Il primo esempio lo dà Johann Kaspar Schmidt con l'opera L'unico e la sua proprietà (1845), pubblicato sotto lo pseudonimo di Max Stirner (1806-1856); l'universalismo di Hegel diventa un radicale individualismo nel quale ogni singolo uomo, in quanto unico e incomparabile è misura di ogni scelta, anche in campo etico. Il suo comportamento non dipende né da ideali fissi, né da leggi esterne, politiche, sociali, religiose, ma da quel canone fondamentale che è l'io. Si vede come non ci sia più nessun presupposto per chiamare hegeliano questo pensiero, anzi è agli antipodi a tal punto da considerare lo stesso sentimento di amore come un puro atto egoistico nel quale l'altro viene ridotto a strumento del mio piacere e la società un semplice mezzo che deve consentire al singolo di realizzare le sue infinite possibilità; addirittura se si vuole realizzare un radicale individualismo anarchico occorre distruggere ogni ordinamento sociale con l'insurrezione.
OPERE FONDAMENTALI
Fenomenologia dello spirito (Die Phänomenologie des Geistes), Bamberga e Würzburg 1807 (tr. it. De Negri, Firenze 1933, n.ed 1967).
Scienza della logica (Wissenschaft der Logik), due vol. tra il 1812 e il 1816; trad. it. A. Moni, Bari 1925; ed. riveduta nel 1968.
Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (Enzyklopädie der philosophischen Wissenschaften im Grundrisse), 1817; trad. it. B. Croce 1907, 5^ ed. 1967.
Lineamenti di filosofia del diritto pubblicati nel 1821 (Grundlinien der Philosophie des Rechts oder Naturrecht und Staatswissenschaft im Grundrisse trad. it. F. Messineo, Bari 1913; 2^ ed. Plebe 1954; 3^ 1965).
Post date: 2017-05-30 19:05:49
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